Beni culturali, Chiesa Maria Maggiore 2014
Scavo, pozzo d'acqua, 2012
Intervento Lago Maggiore 2014
Intervento neve, Terre di Pedemonte, 2013
Scavo, pozzo d'acqua, 2013

Saluto del Presidente

 

La Protezione Civile ha vissuto, in questi suoi primi 50 anni di attività, una marcata evoluzione, attuando moltissimi cambiamenti, quasi fossimo passati dall’aratro con i buoi ai moderni trattori capaci di arare e seminare contemporaneamente superfici fino allora inimmaginabili. Chi scrive è stato uno dei testimoni, fin dal suo inizio, sotto quell’attenta guida entusiasta di Tonino Borsa, primo capo ufficio cantonale. Fin alla costituzione di questo consorzio, avvenuto nel lontano 1972, l‘allora primo Cdte consortile Aldo Poncioni ebbe un compito non facile poiché dovette creare una struttura organizzativa che allora era prevista solo a livello comunale e non per più Comuni consorziati. Infatti tutti i Comuni con 1000 o più abitanti su territorio elvetico dovevano creare una struttura di PCi. Il materiale in dotazione era quello in esubero o non più utilizzato nell’esercito, così come i manuali d’uso a volte solo in tedesco o francese. Non disponevamo di divise come oggi, i militi all’entrata in servizio ricevevano un casco giallo, un cinturone, una giacca e un paio di pantaloni blu da lavoro che venivano poi riconsegnati al termine del corso.

Inizialmente disponevamo di un solo veicolo, una Jeep con gancio per il traino di motopompe, compressori e rimorchi per il traporto di materiale: i primi per il trasporto di militi furono poi dei vecchi autocarri militari, acquistati per alcune centinaia di franchi presso l’Arsenale federale di Thun che comunque, a quell’epoca erano, per la nostra organizzazione, una manna caduta dal cielo. Entrai poi anch’io, due anni più tardi nel servizio AC fino a raggiungere la funzione di Capo servizio SM e di istruttore cantonale a tempo accessorio. Inoltre seguirono altri corsi di formazione di SM, oltre quello di capo quartiere e di direttore di corsi che mi permise di dirigere numerosi corsi base e di ripetizione, fino al 2004 totalizzando oltre 800 giorni di servizio. Quest’ esperienza accumulata in 30 anni di servizio attivo e i diversi contatti avuti a livello federale e cantonale rappresentano oggi un bagaglio non indifferente nella conduzione di questo Consorzio.

Per poter meglio comprendere la costante evoluzione e la continua progressione di questo nostro Ente, dall’inizio a tutt’oggi, riporto i dati dei nostri effettivi, suddivisi ovviamente per servizio, al termine del primo anno di attività del nostro Consorzio, come riferiva la stampa locale nel febbraio 1973.

Il neo costituito Consorzio annoverava :

  • 212 uomini nel servizio lotta antincendio

  • 160 uomini nel servizio pionieri

  • 213 uomini nel servizio sanitario

  • 234 uomini quali capi guardie caseggiato

  • 50 capi isolato

  • 68 uomini per gli stabilimenti ( industrie ecc. ecc.).

E’ evidente confrontando questa suddivisione con l’attuale quali sostanziali cambiamenti siano intervenuti. Evidentemente molti avvenimenti che si sono succeduti dal 1972 ad oggi sono stati determinanti per l’evoluzione della PCi.

Uno di questi eventi, forse senza ombra di dubbio il più terribile per il suo impatto, è quello del nubifragio dell’agosto 1978, che sconvolse in modo inimmaginabile il Sopraceneri, portando con sé morte e vastissime devastazioni, in particolare nel nostro attuale comprensorio. Quest’improvviso e inaspettato evento (allora di allerta meteo non ve n’era) divenne poi spunto per importanti riflessioni che condussero a introdurre profondi cambiamenti negli obbiettivi di questa nostra, seppur ancor giovane organizzazione.

 

 

 

 

 

 

 

Infatti fino a quel momento, la maggior parte della messa in prontezza era finalizzata a fronteggiare le conseguenze di un probabile conflitto armato al di fuori dei nostri confini, sulla scia dell’esperienza vissuta dal nostro Paese nella II guerra mondiale: eravamo tin piena guerra fredda, con sempre quella spada di Damocle appesa ad un filo per l’eventualità d’impiego di armi nucleari (crisi di Cuba del 1962), di chimiche o batteriologiche. Per questo  gli sforzi erano indirizzati alla realizzazione di rifugi privati e pubblici, di ospedali protetti /COP, di posti sanitari di soccorso /PSS, di posti sanitari/PoSan ecc. ecc., il tutto per garantire in caso di evento, ad ogni cittadino quel posto protetto.

Proprio quell’evento, i cui segni di devastazione si scorgono ancora oggi lungo gli argini del fiume Melezza, creò le basi per dare alla PCi il compito e i mezzi necessari per poter intervenire anche in caso di catastrofi naturali.

Poi il disastro nucleare nella città industriale ucraina di Chernobyl (allora a URSS) del 1986, che provocò la fuoriuscita nell’atmosfera di grandi quantità di vapori con particelle radioattive/RA di cesio che in pochissime ore raggiunsero la Svezia, per poi ridiscendere per la rotazione dei venti fino al Mediterraneo toccando la Svizzera. Il Ticino venne contaminato a chiazze, tanto da costringere le autorità sanitarie a vietare per esempio il consumo di pesce del Ceresio, di selvaggina indigena e di funghi. Conseguentemente vennero modificati i limiti di esposizione e le modalità d’intervento in caso di simili eventi, potenziando da ultimo sul territorio i vari sistemi di rilevamento e di allarme.

Poi la caduta del Muro di Berlino scacciò definitivamente lo spettro della guerra fredda, ma altri conflitti regionali si aprirono, come quello nei Balcani che ci confrontò con l’accoglienza di quei profughi, modificando le procedure fin qui in vigore.

Questo tema è oggi di grande attualità poiché siamo confrontati con quelli provenienti dai teatri di guerra del Medio Oriente e dell’Africa.

Poi per poter fronteggiare al meglio le esondazioni del lago Maggiore, una decina di anni, fa ci siamo dotati del sistema informatico SIT-GAP in grado di darci, con largo anticipo,  delle proiezioni sul livello dell’acqua molto attendibili, e di materiale adatto per fronteggiare simili evenienze.

Non va però nemmeno dimenticato il nostro impegno nell’affrontare epidemie ed epizozie, o quello creato appena un anno fa con il CARE TEAM Ticino per dare sostegno psicologico ai parenti di vittime d’incidenti.

Un importantissimo compito è costituito dalla tutela dei beni culturali che il Gran Consiglio Ticinese ha voluto rafforzare nel 2002, conferendo alle 6 Regioni di Protezione civile il compito di allestire l’inventario su tutto il territorio cantonale, tuttora in corso.

Inoltre, da qualche anno, con gli altri partner del soccorso, siamo parte della protezione della popolazione, che il legislatore federale ha voluto codificare con l’omonima legge, che ormai sempre in evoluzione adattandosi ai tempi.

Mi auguro che la Protezione Civile possa continuare ad evolvere, così come ha fatto in questi suoi primi 50 anni, a beneficio della nostra popolazione e del nostro territorio.

 

Il Presidente del consorzio.

Alex Helbling

 

 

Saluto del Comandante

 

 

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